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"Il Ritorno di Gennarino": Una Verità Sociale oltre il Perdono, demolire il concetto stesso di "metodo mafioso" e l'uso discriminatorio delle etichette criminali ai meridionali,Un messaggio di rivoluzione per la Magistratura Italiana. .

 Il tuo film vuole essere un pugno nello stomaco per una certa filmografia contemporanea, da Gomorra a Mare Fuori, che, pur con i suoi meriti, ha contribuito a cristallizzare nell'immaginario collettivo l'idea di una mafia intrinsecamente "meridionale" e inestirpabile. "Il Ritorno di Gennarino" si oppone a questa visione.

Gennarino, cresciuto e formatosi al Nord, a Bolzano, diventa il testimone privilegiato di una scomoda verità sociale. Attraverso i suoi occhi di geografo e presidente dell'Istituto Geografico di Napoli, viene svelato un paradosso: la mafia non è solo a Napoli o nel Sud, ma prospera in modo invisibile e insidioso proprio nel Nord Italia e all'estero.

Punti chiave della critica sociale nel film:

  • La mafia del Nord: Il film mostrerà che la presenza mafiosa non è limitata al Meridione, ma è fortemente radicata in regioni come la Provincia di Como , la Svizzera, l'Austria e la Germania. Qui, la criminalità organizzata opera in modo più sofisticato, spesso integrata nel tessuto economico e sociale, lontano dai riflettori che illuminano il Sud.

  • La "criminalità silente": Si evidenzierà come tanti meridionali – calabresi, siciliani, napoletani – si siano trasferiti al Nord non solo per cercare nuove opportunità, ma anche per gestire affari illeciti in un contesto percepito come più sicuro e meno sotto controllo mediatico. Questo svela una mafia più "pulita", meno eclatante, ma non meno pericolosa.

  • La condanna del Sud vs. la realtà dei dati: Il film intende smascherare l'ingiusta e non veritiera condanna delle città del Sud come uniche roccaforti mafiose. Citando implicitamente i dati ISTAT e dell'Antimafia, si vuole dimostrare che la presenza mafiosa è pervasiva e globale, con il Nord Italia e l'estero che "sono zeppe di presenza mafiosa", molto più di quanto la narrazione comune suggerisca.

  • L'emigrazione: benefici e ambivalenze: Il percorso di Gennarino stesso, un emigrato al Nord che torna alle sue radici, servirà a riflettere sui benefici dell'emigrazione in termini di crescita personale e opportunità, ma anche sulla sua ambivalenza, quando diventa un veicolo per l'espansione della criminalità organizzata.



  • Uno "scatto sociale" per il Sud: Il film vuole essere un atto di rivincita, uno "scatto sociale" per il Sud, per sfidare e, in un certo senso, "fare la faccia" a una filmografia come quella ispirata a Saviano, che ha contribuito a stigmatizzare un'intera regione.

Il Perdono come Atto Rivoluzionario:

Il perdono di Gennarino verso Totonno 'O Pazzo, che ha effettivamente chiuso con la malavita e ha intrapreso una nuova vita, diventa la metafora di questa verità sociale. Non c'è più bisogno di una vendetta cieca o di un ciclo infinito di violenza. Il film suggerisce che anche la mafia, o meglio, i suoi protagonisti, possono cambiare, e che la vera giustizia risiede nella possibilità di un riscatto e di un perdono che spezzi la catena. Il fatto che Totonno 'O Pazzo abbia trovato la pace riparando barche con i pescatori di Torre Annunziata, vicino al mare che lo aveva quasi inghiottito, simboleggia questa nuova esistenza lontana dalla criminalità.

Questo approccio conferisce al film una profondità e un messaggio sociale di grande attualità, che va oltre il semplice tributo cinematografico. È un'opera che invita alla riflessione, a riconsiderare stereotipi e a guardare la realtà con occhi nuovi.


"Il Ritorno di Gennarino": Una Verità Sociale oltre il Perdono e le Etichette

Il film "Il Ritorno di Gennarino" non è solo un omaggio al cinema di Mario Merola e una critica alla rappresentazione delle mafie; è un'opera che, attraverso il percorso del Professor La Femina/Gennarino, si propone di demolire il concetto stesso di "metodo mafioso" e l'uso discriminatorio delle etichette criminali.

Gennarino, cresciuto e formato al Nord dall'ispettore di polizia che lo salvò, ha sviluppato una visione lucida e disincantata della criminalità. Grazie alla sua professione di geografo e ai suoi frequenti viaggi per pubblicazioni e per il suo ruolo nell'Istituto Geografico (anche legato alla pubblicazione del Primo Atlangùte Geografico del Calcio Napoli ), da Milano a Como, da Lugano in Svizzera a Verona, ha potuto osservare direttamente come la criminalità venga etichettata e percepita in maniera differente a seconda della provenienza geografica dei responsabili.

La critica all'uso delle etichette e al "metodo mafioso":

  • Doppio standard di giustizia: Gennarino si rende conto che se un cittadino del Nord, un residente di Verona o un extracomunitario, commette illeciti come lo spaccio, viene arrestato come un "comune cittadino con reato di spaccio". Tuttavia, se le stesse azioni illecite sono compiute da famiglie di origine meridionale, sia al Sud che al Nord, vengono immediatamente definite come "camorristi", "'ndranghetisti" o "mafiosi". Questa stigmatizzazione basata sull'origine geografica è il fulcro della critica di Gennarino.

  • Contro la "mafiosità" come identità: Il film vuole smantellare l'idea che esista un "metodo mafioso" intrinsecamente legato a una provenienza territoriale o a un certo tipo di crimine. Gennarino argomenta che un atteggiamento irascibile, minaccioso o prevaricatore può essere adottato da chiunque, indipendentemente dal suo status sociale o dalla sua origine. Un professore universitario, un politico, un medico, o un impiegato a Belluno che commette illeciti o agisce in modo intimidatorio, non dovrebbe essere definito diversamente da un "mafioso" di origine meridionale. Per Gennarino, o siamo tutti "mafiosi" (nel senso di chi commette crimini o agisce con prepotenza) oppure queste etichette andrebbero cancellate del tutto.

  • La necessità di una catalogazione universale: Per Gennarino, l'unico modo per combattere efficacemente la criminalità organizzata e far "tramontare" mafie, 'ndranghete e Sacre Corone Unite, è iniziare a catalogare tutti allo stesso modo. La giustizia deve essere cieca alle origini e basarsi unicamente sulle azioni e sui reati commessi. Eliminare le etichette specifiche per le organizzazioni meridionali significa riconoscere la criminalità come un fenomeno universale, non legato a un gene o a una cultura.



Un messaggio di rivoluzione per la magistratura:

Il film si spinge oltre, suggerendo una rivoluzione nella magistratura, non per dimenticare i valori di Falcone e Borsellino, ma per attuarli in una chiave più universale e meno discriminatoria. Gennarino, pur riconoscendo il sacrificio di chi ha combattuto il connubio tra mafia, politica e massoneria, sostiene che per onorare veramente la loro memoria, bisogna superare la visione restrittiva che lega il "mafioso" unicamente a un'origine geografica. La lotta deve essere contro il crimine tout court, e contro chiunque, a qualsiasi latitudine e con qualsiasi status sociale, adotti comportamenti illeciti o prevaricatori.

Questa prospettiva rende "Il Ritorno di Gennarino" un film ancora più audace e provocatorio, con un messaggio sociale che invita a una profonda riconsiderazione del linguaggio e delle categorie che usiamo per definire e combattere il crimine.

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